La prima foto di questa serie, dal titolo “Sollecitudine”, è stata classificata 8° al Concorso Nazionale “Quirino Maggiore” di Narrativa, Poesia e Fotografia in Nefrologia, Dialisi e Trapianto 2018 – I Edizione dedicata a Franca Pellini. Sono venuta a conoscenza del concorso tramite un’amica che ha operato il tirocinio del master in presso l’U.O. di Nefrologia e Dialisi dell’AUSL di Imola (Bologna), dove ho scattato appunto questa serie. Il seguente commento è stato redatto proprio da Giulia. “Oggi è giovedì e come ogni giorno pari della settimana mio marito Pier Franco mi accompagna qui in ospedale a fare la dialisi. Non è da tanto che ho cominciato infatti non ho ancora la fistola, ma solo il catetere. Come tirano i punti, sono cuciti da pochi giorni e se faccio certi movimenti mi arrecano un grande fastidio. Sono rimasta subito sorpresa da tutta l’apprensione e l’interessamento dimostrato dai sanitari. Anche il medico quando inseriva in catetere mi parlava da sotto la mascherina e aveva quasi un’aria familiare con quella voce calda e ferma. Antonella caposala è molto organizzata. Con lei ho commesso subito un errore chiamandola con questo appellativo e ci ha tenuto subito a specificare che lei è un coordinatore; però posso dire che mi ha informato su tanti aspetti della malattia e pur essendo titubante ad iniziare questo trattamento ho percepito molta comprensione da parte di tutti. Scusate non mi sono presentata sono Maria Vittoria, ho 77 anni e sono “solo” una pensionata con vari problemi di cuore, polmoni e tanti altri organi di cui non avevo preso coscienza sino a poco tempo fa, come i reni. Mio marito Pier Franco, o come lo chiamo io “babbo”, mi accompagna sempre con il sorriso, ma so che a lui costa fatica. Alle volte credo che costi più fatica a lui che a me. Sento che lui soffre mentre io invece riesco a guardare avanti. Continuare a mettere a tavola i miei nipoti, a preparare i cappelletti tutte le domeniche, a rammendare ogni cosa che la gente mi porti alimenta un moto che sento dentro. Ci salutiamo tutti come in una grande famiglia e se c’è qualcosa che non va o non riesci a tenertela dentro c’è sempre qualcuno che ti ascolta. Ma a volte le quattro ore di seduta sembrano non terminare mai, anche se consumo le enigmistiche e i romanzi rosa alle volte mi sento pensierosa, allora accade che Roberto – il mio infermiere preferito – mi dia la mano e allora provo solo una gran gioia”.

Marta Taroni, Sollecitudine, Imola (Bo), Italy, April 2018.